La città di Padova

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“Per il grande desiderio che avevo di vedere la Bella Padova, culla delle arti, sono arrivato… ed a Padova sono venuto, come chi lascia uno stagno per tuffarsi nel mare, ed a sazietà cerca di placare la sua sete.”

William Shakespeare

Padova (dal latino Patavium) risale a circa 2500 anni fa: nelle aree del centro storico gli studi archeologici hanno confermato insediamenti databili al XI – X secolo a.C. Un falso storico invece la vuole fondata da Antenore, nel 1185 a.C., fuggito da Troia in fiamme. Fin dall’epoca romana era un importante porto fluviale, con un prospero commercio della lana. Per la sua posizione tra il fiume Brenta (Medoacus Major) e il fiume Bacchiglione (Medoacus Minor), divenne punto di riferimento per il traffico commerciale che dall’entroterra era diretto a Venezia. Fu con i Carraresi che si scavarono le principali opere idrauliche e con i veneziani, dal 1400, iniziarono le bonifiche dei terreni e la regolamentazione dei fiumi. Nel 1222 venne fondata l’Università dove si laureò la prima donna e dove insegnò Galileo Galilei, qui nel 1231 morì Sant’Antonio, qui Giotto vi dipinse la Cappella degli Scrovegni fra il 1303 e il 1305.

Da non perdere a Padova

Ci sono luoghi di Padova che vale la pena visitare, approfittando di qualche ora di libertà, per conoscere meglio questa affascinante città ricca di storia e arte. Ve ne consigliamo alcuni, particolarmente suggestivi.

Basilica di Sant’Antonio di Padova

Basilica di Sant'Antonio di PadovaSantuario internazionale e luogo di culto, l’architetto che progettò ed eseguì i lavori della basilica non è noto. Si presume sia stato un francescano, abile e geniale nell’arte figurativa. La sua costruzione iniziò nel 1232. Dedicata a S. Antonio di Padova, e conosciuta semplicemente come “il Santo“, il grosso dei lavori di costruzione terminò sul finire del XIII secolo. La struttura architettonica è massiccia ed imponente, tipicamente romanica, mentre l’intera parte dell’abside è slanciata, ricordando assieme alle nove cappelle a raggiera lo stile gotico. La piazza antistante ospita il monumento equestre al Gattamelata di Donatello.

Prato della Valle e Chiesa di Santa Giustina

Prato-della-VallePrato della Valle è la più grande piazza di Padova con i suoi 88620 mq ed è tra le più grandi piazze europee. L’aspetto attuale risale alla fine del XVIII sec. Presenta un’isola ellittica centrale (Isola Memmia – 20000 mq) che è circondata da una canaletta alimentata dal canale Alicorno. La canaletta è a sua volta circondata da un doppio anello di statue. In epoca romana e nell’alto Medioevo serviva come luogo per raduni militari, acquisendo solo più tardi carattere di luogo commerciale e di scambio. Il nome deriva dal termine “Pratum che nel Medioevo indicava appunto ampi spazi d’importanza e uso commerciale che se non lastricati potevano ricoprirsi d’erba. In questo caso è la funzione d’area di mercato a dare il nome più che la presenza di vegetazione erbosa. La parola “Valle” invece fa riferimento al fatto che l’area era concava e soggetta ad allagamenti fino alla fine del 1700. Su  Prato della Valle si affaccia la Basilica di Santa Giustina. La prima costruzione risale al VI secolo, quando il prefetto del pretorio d’Italia ostrogoto Venanzio Opilione fece edificare sulla tomba di Giustina di Padova (martirizzata nel 304) una basilica. Questa crollò nel terremoto del 1117 e la ricostruzione iniziò negli anni successivi, con vari passaggi e tempi lunghissimi. Un modo di dire padovano è”te si longo come ea fabrica de Santa Giustina” ovvero “sei molto lento”. La consacrazione avvenne solo nel 1606.

Basilica della Madonna del Carmine

Chiesa-Madonna-del-Carmine-PadovaLa Chiesa prende il nome dall’ordine dei frati delle Beata Maria del Carmine (a cui fu consacrata nel 1446). L’attuale Chiesa è un rifacimento settecentesco della struttura che aveva subito danni da terremoti ed incendi nei secoli precedenti. All’interno c’è la più antica raffigurazione pittorica dei mulini e di Ponte Molino (1688) sull’altare dei Mugnai.  La porta d’ingresso fu fatta nel 1412, ha battenti in legno con formelle quadrate decorate con intaglio a foglia d’acanto. “La Scoletta del Carmine” (accanto alla Basilica) è tra le più importanti opere rinascimentali. Edificata nel XIV secolo come sede della Confraternita della Beata Vergine del Carmelo era aperta ad ogni ceto sociale, per i momenti di preghiera in comune e per opere di carità e venne chiusa solo con le legislazioni ecclesiastiche in epoca napoleonica. All’interno vi è un importante ciclo di affreschi che ritraggono scene di Cristo e Maria di vari pittori, alcuni legati a Giorgione e Tiziano.

Piazza dei Signori ed edifici annessi

Piazza_Capitanio_PadovaPiazza dei Signori è un ingrandimento del duecentesco sagrato della Chiesa di San Clemente, che chiude il lato ad est. Si chiama così perché qui sorgeva il “Palazzo della Signoria”, la Reggia dei Carraresi, Signori di Padova dal 1318 al 1405. Era luogo di celebrazioni civiche, di tornei e luogo di riunioni e passeggiate per i nobili. Danneggiata durante gli scontri tra Carraresi e Visconti e venne restaurata dai veneziani nel ‘500.  Al centro troneggia un Leone di San Marco su colonna romana scolpito da Natale Sanavio, nel 1870 a sostituzione del leone abbattuto dai francesi nel 1797. Il limite Ovest della Piazza è il Palazzo del Capitanio (dove risiedeva il capitano veneziano della città) e fu costruito dove c’era la Reggia dei Carraresi, di cui resta la Torre. A quest’ultima, modificata tre il 1427 e il 1430, venne aggiunto un orologio – riproducendo l’invenzione del 1344 di Giovanni Dondi (medico e astronomo). Nell’orologio oltre a mesi e giorni troviamo fasi lunari e segni zodiacali, esclusa la Bilancia (la leggenda vuole che sia stata una ripicca nei confronti del committente per aver pagato meno). Lungo il Lato sud della piazza troviamo la Loggia del Consiglio (inizio costruzione nel 1496).

Piazza delle Erbe

Piazza delle Erbe si trova nel lato sud del Palazzo della Ragione, ed è sempre stata sede di mercati e feste. I prodotti venduti qui erano poco pregiati: ferro lavorato, crusche, verdure, frumento e legumi. Le scale d’accesso al Palazzo della Ragione erano chiamate “Scala dei Ferri Lavorati (percorribile anche oggi) e Scala del Vino. In questa piazza terminava il Palio di Voltabarozzo e nell’800 iniziarono qui le estrazioni del Lotto. La piazza è cinta da un lato dal Salone (Palazzo della Ragione), ad ovest c’è il Palazzo delle Debite e ad est due delle parti che ora costituiscono il Palazzo Municipale attuale:  la parte più antica, di fine cinquecento, Palazzo del Podestà, e quella di inizio ‘900.

Piazza della Frutta

piazza-della-frutta-PadovaPiazza della Frutta si trova nel lato nord del Palazzo della Ragione ed è detta anche “Piazza del Peronio” perché si vendevano zoccoli e stivali vicino alla colonna romanica (dal latino – perones) ora visibile all’imbocco con Via Breda. La colonna ha un capitello recante una zucca, una palma, un melocotogno, un albero di pere e sopra al capitello c’è un parallelepipedo in pietra d’Istria in cui è raffigurato lo stemma della città (scudo con croce e San Prosdocimo, primo vescovo). In questa piazza dal XII sec. si tiene il mercato di frutta e verdura, e all’epoca si trovavano carni, pesce e selvaggina. Le due scale di accesso al Palazzo della Ragione presero il nome dalle merci esposte sui gradini: Scala delle Erbe e Scala degli Osei.

Palazzo della Ragione

ok-Palazzo_della_Ragione_PadovaDetto anche “Salone” era l’antica sede dei tribunali cittadini di Padova. Misura 82 metri di lunghezza e 27 di larghezza ed è una delle più ampie aule sospese in Europa e tra i più importanti edifici civili europei del XIII secolo. Tra il 1306 e il 1308, Frà Giovanni degli Eremitani unì i tre grandi ambienti in cui era suddiviso il piano superiore in un’unica sala, e ideò la copertura a forma di carena di nave rovesciata. Il ciclo di affreschi del Salone è uno dei rari cicli astrologici medievali giunti fino ai nostri giorni: commissionati a Giotto andarono distrutti nel 1420 da un incendio e vennero ripristinati poi dal maestro padovano Nicolò Miretto con la collaborazione di Stefano da Ferrara e di altri pittori sulla base degli studi di Pietro d’Abano. Nel Salone sono conservati la pietra del Vituperio, su cui i debitori che non saldavano erano obbligati a battere per tre volte le natiche, dopo essersi spogliati (da qui l’espressione restare in braghe di tela), e il grande cavallo ligneo, restaurato, realizzato da Annibale Capodilista per una giostra e in seguito donato dalla famiglia alla città. Dal 2006 è presente in salone la ricostruzione del pendolo di Foucault.

Padova in sintesi

Padova (dal latino Patavium) risale a circa 2500 anni fa: nelle aree del centro storico gli studi archeologici hanno confermato insediamenti databili XI – X secolo (a.C.). Un falso storico invece la vuole fondata da Antenore, nel 1185 a.C, fuggito da Troia in fiamme. Fin dall’epoca romana era un importante porto fluviale, con un prospero commercio della lana. Per la sua posizione tra il fiume Brenta (Medoacus Major) e il fiume Bacchiglione (Medoacus Minor), divenne punto di riferimento per il traffico commerciale che dall’entroterra era diretto a Venezia. Fu con i Carraresi che si scavarono le principali opere idrauliche e con i veneziani, dal 1400, iniziarono le bonifiche dei terreni e la regolamentazione dei fiumi. Nel 1222 venne fondata l’Università dove si laureò la prima donna e dove insegnò Galileo Galilei, qui nel 1231 morì Sant’Antonio, qui Giotto vi dipinse la Cappella degli Scrovegni fra il 1303 e il 1305.

Quando si parla di Padova e delle sue mura si pensa subito alla cinta cinquecentesca costruita dai veneziani, il più esteso sistema bastionato rinascimentale europeo giunto fino a noi. In realtà già nel medioevo Padova aveva le mura, e di questo sistema di difesa faceva parte Porta Molino, attualmente carrabile. Conosciuta come la città di Sant’Antonio e come la città dei “tre senza”, ovvero il “Santo senza nome” perché quando si parla di Sant’Antonio si dice semplicemente Il Santo, il “Prato senza erba” riferito a Prato della Valle e il “Caffè senza porte” che descrive lo storico Caffè Pedrocchi che in passato era sempre aperto.

Passò dagli Scaligeri, ai Carraresi, alla Serenissima, venne dominata da francesi, austriaci, entrò a far parte del Regno Lombardo Veneto con l’Austria fino al 1866, anno del plebiscito totalitario che sancì l’unione della Venezia Euganea al Regno d’Italia. Nel 1848 fu sede dei moti rivoluzionari, nel 1918 D’Annunzio partì dal Castello di San Pelagio per il suo Volo su Vienna, a Villa Giusti della Mandria si firmò l’armistizio; durante la Seconda Guerra Mondiale fu importante centro della Resistenza e l’Università venne premiata con la Medaglia d’oro al Valore Militare. Dal dopoguerra ad oggi ha vissuto un forte sviluppo urbanistico ed economico grazie anche alla sua posizione geografica strategica e così nel centro storico convivono uno a fianco all’altro edifici che raccontano con la loro architettura ed i dettagli nascosti o poco conosciuti i vari periodi storici.

Come arrivare a Padova

Arrivare in autoIn auto
Se percorri l’autostrada Venezia – Milano (A4) esci a Padova Est se arrivi da Venezia – prendi l’uscita di Padova Ovest se arrivi da Milano.
Se percorri l’autostrada Bologna – Padova (A13)  esci a Padova Sud
ATTENZIONE: il centro di Padova è Zona a Traffico Limitato (ZTL) delimitata da varchi elettronici che leggono le targhe dei veicoli. La circolazione nella ZTL è consentita solo ai veicoli in possesso di apposito permesso di circolazione

Arrivare in trenoIn treno
Padova è facilmente raggiungibile anche in treno, dato che tutti i treni delle assi Milano-Venezia e Bologna-Venezia fermano a Padova: con i treni veloci si arriva senza cambi in circa 4 ore da Roma o Torino, poco più di 2 da Milano o da Firenze.

Arrivare in aereoIn aereo
Gli ereoporti più vicini per raggiungere Padova sono l’aeroporto Marco Polo di Venezia-Tessèra (www.veniceairport.it) e l’aereoporto di Treviso (www.trevisoairport.it). Da qui si può arrivare via auto o bus. Comodo anche l’areoporto Valerio Catullo di Verona (www.aeroportoverona.it ) per poi usufruire della rete ferroviaria verso Padova.